Collatio 21-11-2019

Giovanni 19,38-42

Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù.

Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo – quello che in precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di àloe. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. Là dunque, poiché era il giorno della Parasceve dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù.

Ecco i primi germogli di quel dono dello Spirito che Gesù ha seminato morendo. Emergono figure inaspettate, che incrinano l’immagine compatta dei Giudei che hanno architettato e preteso la condanna a morte di Gesù: sono Giuseppe di Arimatea, di cui ci parlano anche i Vangeli di Marco (15,43) e di Luca (23,50-51) e Nicodemo, che avevamo incontrato all’inizio del Vangelo nel dialogo notturno con Gesù sulla necessità di rinascere (3,1ss) e poi nel suo intervento “possibilista” in favore di Gesù davanti agli altri capi dei sacerdoti e ai farisei (7,50-52). Entrambi accomunati dall’essere dei capi dei Giudei, e dalla loro fede “timida” in Gesù, che li porta a essere dei discepoli “in incognito” (cfr. 12,42-43!). Ora qualcosa in loro cambia radicalmente: non hanno più paura, vengono allo scoperto. Il motivo è che non sopportano l’idea che il corpo di Gesù venga portato via dai soldati romani e gettato in una fossa comune insieme agli altri condannati. Si fanno avanti e chiedono a Pilato di poter prendere il corpo di Gesù per dargli una degna sepoltura, rendendosi tra l’altro in questo modo ritualmente impuri, per il contatto del cadavere, e dovendo così rinunciare a celebrare la Pasqua. Anzi, non basta loro seppellire dignitosamente il corpo di Gesù; gli riservano un trattamento sontuoso e regale: una enorme quantità di profumo (2Cr 16,14), un giardino (2Re 21,18), un sepolcro nuovo mai utilizzato. Lo “prendono” e lo “legano” (tradotto con “avvolgere”): sono gli stessi verbi che in 18,12 erano stati utilizzati per la cattura da parte dei soldati e delle guardie dei Giudei. Ora qui, in un altro giardino immerso nei profumi (cfr. il Cantico dei Cantici) i gesti di cura e di onore di Giuseppe di Arimatea e Nicodemo per il corpo di Gesù, lasciano trasparire il nuovo che si prepara e la sovrabbondanza di vita pronta a scaturire dalla tomba, perché il giardino diventi il luogo del tanto atteso incontro d’amore. In questa sera della Parasceve la paura già è vinta. Ci sono giorni in cui il limite, come quello supremo della morte, è per noi insuperabile; ci si può ribellare o rassegnare, ma solo vincere la paura e fare la cosa giusta prepara il dono della vita.