Collatio 9-1-2020

Isaia 41,6-13

Si aiutano l’un l’altro;
uno dice al compagno: «Coraggio!».

Il fabbro incoraggia l’orafo;
chi leviga con il martello incoraggia chi batte l’incudine,
dicendo della saldatura: «Va bene»,
e fissa l’idolo con chiodi perché non si muova.
Ma tu, Israele, mio servo,
tu Giacobbe, che ho scelto,
discendente di Abramo, mio amico,

sei tu che io ho preso dall’estremità della terra
e ho chiamato dalle regioni più lontane
e ti ho detto: «Mio servo tu sei,
ti ho scelto, non ti ho rigettato».

Non temere, perché io sono con te;
non smarrirti, perché io sono il tuo Dio.
Ti rendo forte e ti vengo in aiuto
e ti sostengo con la destra della mia giustizia.

Ecco, saranno svergognati e confusi
quanti s’infuriavano contro di te;
saranno ridotti a nulla e periranno
gli uomini che si opponevano a te.

Li cercherai, ma non troverai
coloro che litigavano con te;
saranno ridotti a nulla, a zero,
coloro che ti muovevano guerra.

Poiché io sono il Signore, tuo Dio,
che ti tengo per la destra
e ti dico: «Non temere, io ti vengo in aiuto».

Non c’è chi sfugga all’esperienza della paura. Aveva detto il versetto precedente: “Le isole vedono e hanno timore; tremano le estremità della terra”. Anzi la paura è forse proprio quel sentirsi ai margini estremi, non contare nulla, senza volto, senza protezione. La via per attraversare la paura è per tutti non rimanere soli: “si aiutano l’un l’altro; uno dice al compagno: coraggio!”. Ma in questo umanissimo tentativo di incoraggiamento reciproco le nazioni non fanno che mettere insieme i loro idoli, pur sapendo bene, nel profondo, che è tutto un inganno. Ci si incoraggia reciprocamente ad andare avanti, a impegnarci e mettere fiducia nella nostra fragile costruzione, rassicurandoci sulla sua tenuta: “Il fabbro incoraggia l’orafo; chi leviga con il martello incoraggia chi batte l’incudine, dicendo della saldatura: “Va bene”, e fissa l’idolo con chiodi perché non si muova”. Ma non è questa la via di Israele! E non è la via che attraverso Gesù ci è stata consegnata. La nostra vita non è un indovinello senza soluzione, un orizzonte di morte, in cui cerchiamo di tenere a bada la paura gingillandoci con le false speranze che noi stessi produciamo e con cui ci raccontiamo pietose bugie gli uni agli altri. La nostra vita è una vocazione di Dio, una chiamata per nome: “Ma tu, Israele, mio servo, tu Giacobbe, che ho scelto, discendente di Abramo, mio amico”; è riconoscere che la storia, la nostra e quella dei popoli, custodisce la testimonianza di chi ha creduto e ci ha generato alla fede ed è abitata da un mistero personale e divino che ci conosce, e ci chiama, anche dentro e attraverso le vicende che ci spaventano. Anche noi tutti veniamo “dall’estremità della terra”, dai luoghi della insignificanza e della paura, dai luoghi della lontananza e della solitudine, ma è proprio là che siamo stati raggiunti da una voce che ci ha chiamato per nome e ci ha fatto uscire, che ci ha riconosciuto, amato, desiderato. Non possiamo più sentirci rigettati (cfr. 40,27!); siamo stati scelti, invitati all’intimità di una amicizia con Dio, come Abramo. Certo la paura ci fa sentire piccoli, come bambini spaventati; ma il Signore conosce le nostre miserie, le nostre insicurezze, e come un padre e una madre premurosi si china sulla nostra piccolezza, ci protegge, ci incoraggia, ci assicura la sua presenza fedele, sempre, accanto a noi: “Non temere, perché io sono con te; non smarrirti, perché io sono il tuo Dio. Ti rendo forte e ti vengo in aiuto e ti sostengo con la destra della mia giustizia”. Quel che ci appariva così grande e invincibile e ci terrorizzava ora, con il Signore accanto a noi, si mostra in tutta la sua inesorabile inconsistenza: “Ecco, saranno svergognati e confusi quanti s’infuriavano contro di te; saranno ridotti a nulla e periranno gli uomini che si opponevano a te. Li cercherai, ma non troverai coloro che litigavano con te; saranno ridotti a nulla, a zero, coloro che ti muovevano guerra!”. Il nostro cammino è la risposta ad una chiamata di amore, per questo ogni paura è vinta, e ogni passo è sostenuto dalla destra del Signore che ci tiene per mano, e dalla sua voce che in ogni prova ci ripete: “Non temere, io ti vengo in aiuto”. Non ci basta il calore dell’amicizia umana per guarire dalla paura, abbiamo bisogno del fuoco della chiamata di Dio e del suo amore fedele, intimo e inesauribile.