Collatio 10-1-2020

Isaia 41,14-20

Non temere, vermiciattolo di Giacobbe,
larva d’Israele;
io vengo in tuo aiuto – oracolo del Signore –,
tuo redentore è il Santo d’Israele.

Ecco, ti rendo come una trebbia acuminata, nuova,
munita di molte punte;
tu trebbierai i monti e li stritolerai,
ridurrai i colli in pula.

Li vaglierai e il vento li porterà via,
il turbine li disperderà.
Tu, invece, gioirai nel Signore,
ti vanterai del Santo d’Israele.

I miseri e i poveri cercano acqua, ma non c’è;
la loro lingua è riarsa per la sete.
Io, il Signore, risponderò loro,
io, Dio d’Israele, non li abbandonerò.

Farò scaturire fiumi su brulle colline,
fontane in mezzo alle valli;
cambierò il deserto in un lago d’acqua,
la terra arida in zona di sorgenti.

Nel deserto pianterò cedri,
acacie, mirti e ulivi;
nella steppa porrò cipressi,
olmi e abeti;

perché vedano e sappiano,
considerino e comprendano a un tempo
che questo ha fatto la mano del Signore,
lo ha creato il Santo d’Israele

Sì, Israele non è altro che un piccolo verme, una larva insignificante nel contesto grandioso delle potenze delle nazioni. Ma l’aiuto paterno di Dio, il suo intervento di garante liberatore, non si esprime nella paternalistica sostituzione della sua azione a quella impotente del popolo. Quel che il Signore promette di fare non è semplicemente di agire nella storia a favore del suo popolo, ma di agire attraverso il popolo stesso, rendendolo capace di compiere ciò che non è in grado di fare, donandogli la forza che non ha (cfr. Paolo in Fil 4,13 e 1Tm 1,12!). E’ attraverso di noi, e attraverso la nostra disponibilità a lasciarlo agire nella nostra vita, che il Signore interviene nel mondo: a partire dall’obbedienza di Abramo, fino all’eccomi di Maria, al “sia fatta la tua volontà” di Gesù, e infine al nostro atteso “sì” (cfr. 2Cor 1,19-20). La forza che Dio dà al suo popolo impaurito lo trasforma in una “trebbia” efficiente e potente; c’è qualcosa da distruggere, da stritolare: sono “i monti e i colli” che nel capitolo precedente (40,4) dovevano essere “abbassati”, e che la letteratura biblica spesso associa ai culti idolatrici; “tu trebbierai i monti e li stritolerai, ridurrai i colli in pula”. Ci vuole tanta potenza e precisione per abbassare, con la forza di Dio, i monti e i colli della presunzione e dell’orgoglio, per ridurre a polvere la presenza ingombrante di noi stessi e delle nostre pretese nel nostro cuore! Ed è solo quando lo Spirito di Dio spazza tutto via come inutile pula, che siamo davvero liberi di gioire nel Signore, di mettere in Lui, e non in noi stessi, il nostro vanto e la nostra gloria (cfr. 2Cor 10,17!): “Li vaglierai e il vento li porterà via, il turbine li disperderà. Tu, invece, gioirai nel Signore, ti vanterai del Santo d’Israele”. Ancora una volta si parla del deserto, non più come lo scenario della nuova via del Signore, ma in quanto luogo che Dio trasformerà in un giardino. Ma è per sete dei miseri e dei poveri che questo accadrà. Anzi è proprio questa sete, questa ricerca di acqua che ci mostra il deserto. C’è qualcuno che non si è rassegnato ad una terra di morte, che continua a cercare acqua (cfr. Gv 4!). I poveri sono coloro che non si sono adattati ad un mondo disumanizzato e desertificato, ma continuano ad anelare all’amore: “Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio. L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: quando verrò e vedrò il volto di Dio?” (cfr. Sal 41). E’ a costoro che il Signore risponde, a coloro che con la loro preghiera, il loro gemito, il loro patire e supplicare riaprono il canale tra un mondo autosufficiente e mortifero e il dono dell’amore fecondo di Dio: “Io, il Signore, risponderò loro, io, Dio d’Israele, non li abbandonerò. Farò scaturire fiumi su brulle colline, fontane in mezzo alle valli, cambierò il deserto in un lago d’acqua… Nel deserto pianterò cedri, acacie, mirti e ulivi…”. Solo il Signore trasforma il deserto in giardino, e ci insegna a farlo, come in una creazione nuova: “perché vedano e sappiano, considerino e comprendano a un tempo che questo ha fatto la mano del Signore, lo ha creato il Santo d’Israele”.