Collatio 13-1-2020

Isaia 42,1-4

Ecco il mio servo che io sostengo,
il mio eletto di cui mi compiaccio.
Ho posto il mio spirito su di lui;
egli porterà il diritto alle nazioni.

Non griderà né alzerà il tono,
non farà udire in piazza la sua voce,

non spezzerà una canna incrinata,
non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta;
proclamerà il diritto con verità.

Non verrà meno e non si abbatterà,
finché non avrà stabilito il diritto sulla terra,
e le isole attendono il suo insegnamento.

Un “Ecco…” sembra annunciare la svolta. Il promesso e tanto atteso intervento di Dio a favore del suo popolo si sta per compiere; il lamento del popolo in 40,27 che si sentiva abbandonato da Dio nella sua condizione di esilio e umiliazione (“la mia via è nascosta al Signore e il mio diritto è trascurato dal mio Dio”) aveva ottenuto la rassicurazione del Signore: “tu, Israele mio servo… sei tu che ho preso dall’estremità della terra… e ti ho detto: mio servo sei tu, ti ho scelto, non ti ho rigettato. Non temere, perché io sono con te; non smarrirti, perché io sono il tuo Dio. Ti rendo forte e ti vengo in aiuto e ti sostengo con la destra della mia giustizia” (41,8-10). Per quanto il popolo sia piccolo e insignificante (41,14) rimane il “servo del Signore” che Egli ora “sostiene” (il greco traduce “soccorro”), perché di lui si compiace. Ebbene, come il Signore ora intenda venire in aiuto a questo popolo scelto e amato, questo ci spiazza: a Israele che lamentava la mancanza del suo “diritto”, il Signore promette il dono del suo Spirito e gli viene in aiuto affidandogli un compito a favore del “diritto” delle nazioni! Insomma, Israele avrà giustizia, ma ritrovando il senso vero della sua identità a servizio del Signore a vantaggio degli altri popoli, perché tutti abbiano giustizia. Il “diritto” che viene da Dio non potrà essere il guadagno di una rivendicazione urlata, o di una rivincita sugli altri. Non sarà una imposizione esterna, fatta rispettare da una autorità che usa la forza. Il servizio richiesto da Dio al suo popolo passerà attraverso la cura minuta del più debole, il sostegno a chi non ce la fa più, il soccorso degli ultimi e dei bisognosi: è così che si affermerà con verità il “diritto” del Signore, ed è per questo compito così diverso dalle logiche del mondo che Israele è scelto. Per questo il “servo” (che certo è Israele, ma nella luce del vangelo lo vediamo realizzarsi pienamente in quell’israelita di Nazareth di nome Gesù che confessiamo Figlio di Dio!) “non verrà meno e non si abbatterà”, perché la paziente delicatezza del suo servizio a favore dei miseri è l’unica strada perché “il diritto si stabilisca sulla terra”. Il compito affidato ha dunque un suo specifico e inderogabile “stile”: la mitezza instancabile. Il popolo di Dio rischia sempre di pensare la sua elezione come qualcosa che lo separa dagli altri, lo mette in difesa, gli fa guardare “quelli di fuori” con paura e sospetto. Ma Israele è scelto perché metta al servizio dei popoli lo sguardo che viene da Dio, imparando a riconoscere in tutte le nazioni la segreta, profonda attesa della parola di verità, di giustizia e di pace che solamente il Signore può dare.