Collatio 14-1-2020

Isaia 42,5-9

Così dice il Signore Dio,
che crea i cieli e li dispiega,
distende la terra con ciò che vi nasce,
dà il respiro alla gente che la abita
e l’alito a quanti camminano su di essa:

«Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia
e ti ho preso per mano;
ti ho formato e ti ho stabilito
come alleanza del popolo
e luce delle nazioni,

perché tu apra gli occhi ai ciechi
e faccia uscire dal carcere i prigionieri,
dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre.

Io sono il Signore: questo è il mio nome;
non cederò la mia gloria ad altri,
né il mio onore agli idoli.

I primi fatti, ecco, sono avvenuti
e i nuovi io preannuncio;
prima che spuntino,
ve li faccio sentire».

La conoscenza che Israele ha di Dio, Creatore e unico Signore del mondo e della storia, è il frutto di una chiamata e di una vicenda di salvezza e di crescita che ha come fine un compito di illuminazione e liberazione verso tutti gli uomini. La gloria incedibile di Dio, fatta conoscere al suo popolo, libera gli uomini da ogni asservimento agli idoli vani, che ad ogni passo abbagliano e rinchiudono nella paura il cammino degli uomini. Entrare in relazione personale e in alleanza con il Dio vero spalanca l’orizzonte del mondo e del tempo mostrandone il senso profondo dall’inizio alla fine: è un’unica grande storia di amore di Dio per gli uomini da lui creati. E’ per questa conoscenza che ogni uomo viene al mondo: il suo respiro è un respiro donato, il suo anelito, la sua identità profonda, il mistero della sua vita e del suo cammino è intrecciato, sostenuto, orientato, trova il suo senso, il suo ritmo, la sua verità in Dio. Israele conosce il Signore, perché conosce la sua voce: sa che la sua parola continuamente lo chiama ad uscire da una condizione vecchia di schiavitù per imparare a vivere nella libertà che è conoscere e realizzare la sua volontà e la sua la giustizia. Israele deve sempre ancora una volta riconoscere di essere stato “preso per mano”, scelto, amato, salvato; e che le sue vicende, anche quelle dolorose e umilianti dell’esilio, sono una “formazione” di Dio, non semplicemente per vivere la sua alleanza con il Signore, per divenire lui stesso “alleanza per il popolo e luce delle nazioni”. Nella ricerca di Dio e della sua volontà di bene dentro la storia, Israele testimonia al mondo l’orizzonte più ampio di ogni vicenda, che dal grembo della creazione conduce alla pienezza ultima che ci attende: nulla è abbandonato al caso o al non senso, tutto è dentro una vicenda più grande di amore che Israele conosce nella concretezza della sua stessa esperienza di fede. Gli uomini attendono la rivelazione di un amore che può aprire i loro occhi, far uscire dalla schiavitù della paura e dallo spazio ristretto della tenebrosa solitudine. Per questo c’è un compito affidato a Israele, e che Gesù porta a compimento. Per questo in lui anche noi siamo chiamati, come Maria, a collaborare a questo servizio di luce e liberazione verso tutti gli uomini: nessuno è solo, gettato nel mondo, ma c’è un Dio che ci ha creati, ci ama, e, anche dentro tutte le vicende oscure, conduce la nostra vita alla sua vera pienezza.