Collatio 20-1-2020

Isaia 43,14-21

Così dice il Signore,
vostro redentore, il Santo d’Israele:
«Per amore vostro l’ho mandato contro Babilonia
e farò cadere tutte le loro spranghe,
e, quanto ai Caldei, muterò i loro clamori in lutto.

Io sono il Signore, il vostro Santo,
il creatore d’Israele, il vostro re».

Così dice il Signore, che aprì una strada nel mare
e un sentiero in mezzo ad acque possenti,

che fece uscire carri e cavalli,
esercito ed eroi a un tempo;
essi giacciono morti, mai più si rialzeranno,
si spensero come un lucignolo, sono estinti:

«Non ricordate più le cose passate,
non pensate più alle cose antiche!

Ecco, io faccio una cosa nuova:
proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?
Aprirò anche nel deserto una strada,
immetterò fiumi nella steppa.

Mi glorificheranno le bestie selvatiche,
sciacalli e struzzi,
perché avrò fornito acqua al deserto,
fiumi alla steppa,
per dissetare il mio popolo, il mio eletto.

Il popolo che io ho plasmato per me
celebrerà le mie lodi».

Un unica ragione sorregge l’azione di Dio verso il suo popolo, e dunque l’intero svolgersi delle vicende della storia: “per amore vostro”. Tutto è grazia, dono imperscrutabile del suo amore. Ancora una volta l’ “Io sono” di Dio riempie e sostiene ogni cosa, e allo stesso tempo si consegna a un popolo, si lega al suo nome e alla sua storia particolare: “Io sono il Signore, il vostro Santo, il creatore d’Israele, il vostro re”. Tutto quello che faccio e che sono, dice il Signore, è per voi! Il popolo è invitato a non rimanere bloccato dentro una memoria sterile e nostalgica delle antiche gesta di Dio: Colui che lo ha liberato con mano potente dalla schiavitù dell’Egitto aprendo il mare e mostrando l’inconsistenza delle potenze che lo dominavano e lo atterrivano, è ora qui all’opera nel piccolo germoglio di bene, disprezzabile e quasi invisibile, che riaprirà una strada di vita e creazione nuova, ancora più grande e meravigliosa dell’antica liberazione. Un popolo plasmato da Dio è chiamato ad entrare nella lode rinnovata del “canto nuovo” (42,10!) imparando a riconoscere il piccolo germoglio di Dio che non corrisponde alle attese idealizzate di un glorioso passato di cui ora lamentiamo la mancanza, ma ad un trascurabile eppure palpitante, autentico movimento di vita che spinge verso un futuro percorribile, ricreante e dissetante e che, meravigliosamente, sarà la parte più selvaggia della creazione a riconoscere per prima (cfr. Mc 1,12-13!). Ogni qual volta facciamo della fede un deposito di antiche memorie alle quali ci riferiamo con intristita nostalgia, ci sottraiamo alla iniziativa del Dio vivente e del suo Spirito nella storia e nella nostra vita, che ora qui fedelmente e in modi sempre nuovi opera le meraviglie nascoste del suo amore, e così ci condanniamo alla cieca ripetizione di vuote formule, alla religione del passato e infine ad una solitudine chiusa e disperante. Ma per il credente la memoria delle opere di Dio, e per noi soprattutto l’eucarestia “in memoria” di Gesù morto, risorto e vivo, è l’apertura sempre rinnovata alla sua presenza efficace di grazia, di perdono, di gioia qui ed ora: “illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi, che crediamo, secondo l’efficacia della sua forza e del suo vigore” (Ef 1,18-19).