Collatio 22-1-2020

Isaia 44,1-5

Ora ascolta, Giacobbe mio servo,
Israele che ho eletto.

Così dice il Signore che ti ha fatto,
che ti ha formato dal seno materno e ti soccorre:
«Non temere, Giacobbe mio servo,
Iesurùn che ho eletto,

poiché io verserò acqua sul suolo assetato,
torrenti sul terreno arido.
Verserò il mio spirito sulla tua discendenza,
la mia benedizione sui tuoi posteri;

cresceranno fra l’erba,
come salici lungo acque correnti.

Questi dirà: “Io appartengo al Signore”,
quegli si chiamerà Giacobbe;
altri scriverà sulla mano: “Del Signore”,
e verrà designato con il nome d’Israele».

La vicenda di peccato e castigo, dalla cui memoria Israele non può sentirsi giustificato (43,26-28), si apre dunque ad un “ora” della Parola il cui ascolto illumina più profondamente il passato, invita al presente a non temere e promette un futuro nuovo: il popolo proviene da un atto continuo di creazione di Dio, che è intervenuto silenziosamente, dentro il “grembo” della storia, per formarlo e soccorrerlo; per questo non c’è da temere, Israele non è stato dimenticato (40,27!); e il futuro è una sovrabbondante effusione, come acqua che scorre a fiumi su di una terra assetata, dello spirito di Dio su di un popolo in attesa, e su nuove generazioni che sorgono e crescono come erba rigogliosa (e non più come erba che dissecca al soffio del Signore; cfr. 40,6-7!). L’iniziativa di perdono da parte di un Signore stanco dei peccati del popolo (43,24-25) si realizza non semplicemente in una “cancellazione”, in una “rinuncia a ricordare”, ma in un dono dello Spirito che trasforma i cuori, che fa sorgere spontaneamente, come l’erba (cfr. Ct 1,16 e Mc 6,35.39!) e i salici da una terra ben irrigata, il riconoscimento di appartenere al Signore, il desiderio di comunione con Lui e di fare la sua volontà, la scoperta di essere suoi fin dalle fibre più profonde, fin nel nome nascosto che si svela in ciascuno; “si chiamerà Giacobbe” e “verrà designato con il nome d’Israele” non più semplicemente chi lo avrà in sorte dalla nascita, ma chi vi si riconoscerà, a partire da qualsiasi popolo, per un dono di effusione dello Spirito che raggiungerà tutti. Dalla creazione dell’uomo, che dopo essere stato “plasmato” da Dio riceve il suo Spirito per abitare il giardino irrigato del mondo (Gen 2,7-14), alla effusione dello Spirito il giorno di Pentecoste che raggiunge i rappresentanti di tutti i popoli (At 2,1-11), fino alla “moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua… davanti al trono e davanti all’Agnello” (Ap 7,9), si realizza la lenta formazione di un popolo, di una umanità, che non semplicemente riceve un nome da Dio (43,1!), ma che per il dono dello Spirito si lascia purificare, trasformare interiormente, perché riceve un cuore, un sentire nuovo e può andare liberamente e con amore verso il suo Signore: “Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre impurità e da tutti i vostri idoli, vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo le mie leggi e vi farò osservare e mettere in pratica le mie norme. Abiterete nella terra che io diedi ai vostri padri; voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio” (Ez 36,25-28).