Collatio 4-2-2020

Isaia 48,16-22

Avvicinatevi a me per udire questo.
Fin dal principio non ho parlato in segreto;
sin da quando questo avveniva io ero là.
Ora il Signore Dio
ha mandato me insieme con il suo spirito.

Dice il Signore, tuo redentore,
il Santo d’Israele:
«Io sono il Signore, tuo Dio,
che ti insegno per il tuo bene,
che ti guido per la strada su cui devi andare.

Se avessi prestato attenzione ai miei comandi,
il tuo benessere sarebbe come un fiume,
la tua giustizia come le onde del mare.

La tua discendenza sarebbe come la sabbia
e i nati dalle tue viscere come i granelli d’arena.
Non sarebbe mai radiato né cancellato
il suo nome davanti a me».

Uscite da Babilonia,
fuggite dai Caldei;
annunciatelo con voce di gioia,
diffondetelo,
fatelo giungere fino all’estremità della terra.
Dite: «Il Signore ha riscattato
il suo servo Giacobbe».

Non soffrono la sete
mentre li conduce per deserti;
acqua dalla roccia egli fa scaturire per loro,
spacca la roccia,
sgorgano le acque.

Non c’è pace per i malvagi, dice il Signore.

C’è una storia di rivelazione, un colloquio “fin dal principio” tra Dio e il suo popolo, che ora, qui, conosce una nuova tappa: “avvicinatevi a me per udire questo”. E’ lo stesso profeta a destare l’attenzione del popolo, presentandosi come inviato di Dio nella potenza del suo Spirito: “Ora il Signore Dio ha mandato me insieme con il suo spirito”. E la parola rivolta ha sempre il suo inizio in Dio, nel suo dichiararsi “impegnato” con Israele, e nella sua fedele, rinnovata volontà di bene, che si esprime in un insegnamento e in una guida che non sono una condanna, una prevaricazione, un atto di forza, ma il dolce e persuasivo accompagnamento su di una strada nella quale il popolo può trovare il suo vero bene. E’ qui che la parola di Dio attraverso il profeta diventa una denuncia dolorosa, un lamento pieno di amore e delusione: “Se avessi prestato attenzione ai miei comandi, il tuo benessere sarebbe come un fiume, la tua giustizia come le onde del mare!”. La tua condizione misera, intristita, rinsecchita non è il risultato di una dimenticanza da parte di Dio (cfr. sempre 40,27!), ma di un senso di sufficienza, di una durezza, di una lontananza del popolo, per il quale il Signore, invece, non ha che progetti di pace, di consolazione e di giustizia, perché non vede l’ora che si compia finalmente la promessa fatta ad Abramo: “La tua discendenza sarebbe come la sabbia e i nati dalle tue viscere come i granelli d’arena” (cfr. Gen 22,17; 32,13). “Non sarebbe mai radiato né cancellato il suo nome davanti a me”: non sono io che mi dimentico di te – dice il Signore – ma sei tu che ti dimentichi di me! Se dunque la vita del popolo non sovrabbonda di bene è a motivo di una lontananza da Dio e dai suoi comandi che rende questo tempo un’occasione perduta. Ma il Signore non si dà per vinto: al popolo è rivolta una parola non solo per ricordargli che il motivo della sua miseria è la mancata accoglienza e risposta al dono di Dio, ma per prospettargli una nuova strada che si apre, percorribile, davanti. La condizione di schiavitù non è fatale e insuperabile: si può uscire! si può fuggire! E’ Dio stesso che con la sua parola lo rende ora, per noi, possibile. E non solo per trovare vera liberazione, ma divenirne testimoni verso tutti: “annunciatelo con voce di gioia, diffondetelo, fatelo giungere fino all’estremità della terra”; perché anche se ancora non lo si vede e non lo si sperimenta, il Signore ci ha già liberato: “dite: Il Signore ha riscattato il suo servo Giacobbe”. Non c’è da temere: certo la strada della libertà ci fa passare per deserti inospitali, ma Egli stesso ci disseta, spezzando ogni durezza e facendo sgorgare vita sempre nuova. Certo la pace e il bene di Dio rimangono un dono, e come tale è sempre possibile rifiutarlo e rimanerne privi, ma ormai a tutti è annunciato: il Signore ha redento Giacobbe, e può salvare e liberare ogni uomo.