Collatio 8-2-2020

Isaia 49,22-26

Così dice il Signore Dio:
«Ecco, io farò cenno con la mano alle nazioni,
per i popoli isserò il mio vessillo.
Riporteranno i tuoi figli in braccio,
le tue figlie saranno portate sulle spalle.

I re saranno i tuoi tutori,
le loro principesse le tue nutrici.
Con la faccia a terra essi si prostreranno davanti a te,
baceranno la polvere dei tuoi piedi;
allora tu saprai che io sono il Signore
e che non saranno delusi quanti sperano in me».

Si può forse strappare la preda al forte?
Oppure può un prigioniero sfuggire al tiranno?

Eppure, dice il Signore:
«Anche il prigioniero sarà strappato al forte,
la preda sfuggirà al tiranno.
Io avverserò i tuoi avversari,
io salverò i tuoi figli.

Farò mangiare le loro stesse carni ai tuoi oppressori,
si ubriacheranno del proprio sangue come di mosto.
Allora ogni uomo saprà
che io sono il Signore, il tuo salvatore
e il tuo redentore, il Potente di Giacobbe».

Come in una immensa processione, i figli e le figlie torneranno a Gerusalemme, in un racconto rovesciato: poveri non più schiacciati e oppressi, ma portati in braccio e innalzati proprio da coloro che li calpestavano. “Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili” canterà Maria. Non c’è delusione per coloro che sperano nel Signore (cfr. Dn 3,40): allora riconosceranno che il Signore è colui che libera, che riscatta, che salva, che umilia coloro che si innalzano ed esalta coloro che si abbassano. Anche quando la potenza dell’oppressore sembra troppo grande, e pare impossibile sfuggire alla sua mano, proprio allora il Signore mostra tutta la sua forza di liberazione: “Si può forse strappare la preda al forte? Oppure può un prigioniero sfuggire al tiranno?”. Dirà Gesù a proposito del potere umanamente invincibile di Satana e della forza di liberazione di Dio affidatagli: “Se io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio. Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino” (Lc 11,20-22). Nessun prigioniero rimarrà in potere del forte, e nessun tiranno conserverà per sempre la sua preda: il Signore riscatta il povero, e quanti sono divenuti preda dei potenti. “Io salverò i tuoi figli!” dice il Signore a Gerusalemme. I violenti non faranno che divorare se stessi con la loro violenza, perché il Signore è difesa del misero e del debole. Allora “ogni uomo saprà che io sono il Signore, il tuo salvatore e il tuo redentore!”. Nella storia di salvezza del piccolo Israele, mortificato dalla storia, c’è un annunzio di bene, di liberazione e di pace per tutti gli uomini, perché alla fine, sopra ogni umana prepotenza e presunzione, regna il Signore, “il Potente di Giacobbe”.