Collatio 29-2-2020

Isaia 55,1-5

O voi tutti assetati, venite all’acqua,
voi che non avete denaro, venite,
comprate e mangiate; venite, comprate
senza denaro, senza pagare, vino e latte.

Perché spendete denaro per ciò che non è pane,
il vostro guadagno per ciò che non sazia?
Su, ascoltatemi e mangerete cose buone
e gusterete cibi succulenti.

Porgete l’orecchio e venite a me,
ascoltate e vivrete.
Io stabilirò per voi un’alleanza eterna,
i favori assicurati a Davide.

Ecco, l’ho costituito testimone fra i popoli,
principe e sovrano sulle nazioni.

Ecco, tu chiamerai gente che non conoscevi;
accorreranno a te nazioni che non ti conoscevano
a causa del Signore, tuo Dio,
del Santo d’Israele, che ti onora.

Aperto, attraverso la sofferenza del servo innocente, il varco verso il dono promesso della vita piena, ora l’invito è a goderne, a lasciare le illusorie strade che promettono felicità, e che non fanno altro che renderci più vuoti e più poveri. L’invito è a venire, ad avvicinarsi, ad entrare nella gioia di Dio, che è amore gratuito, e che davvero riempie e sazia e dà vita al corpo e all’anima, come una tavola imbandita dove si mangia e si beve insieme, nella comunione e nell’amicizia (cfr. Dt 8,6-10). Non vedi che ciò per cui spendi il tuo tempo, le tue energie, il tuo denaro non ti sazia, non ti dà vera gioia, non adempie i tuoi desideri più profondi? C’è una sete e una fame che solo il dono può colmare (“ma nessuno gli dava nulla…” Lc 15,16), che nessuna umana ricchezza e fatica possono saziare e dissetare (cfr. Ct 8,7), perché sono fatti per il Regno, per l’alleanza eterna e l’ordine nuovo inaugurati dal servo secondo la promessa fatta a Davide (cfr. il salmo 89 che fa da sfondo a tutto il Secondo Isaia, cioè Is 40-55!). Porgere l’orecchio (chi sei tu?), avvicinarsi (sento il tuo respiro) e ascoltare (sei in me) per vivere (io sono in te). La chiamata di Israele servo a “stabilire il diritto sulla terra” e ad essere “luce delle nazioni” (42,1-7) era stata accolta dal servo fedele (49,1-6: “Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra”) che aveva accettato per questo anche la violenza e il disprezzo del suo popolo (50,4-9), ma la cui morte innocente aveva aperto gli occhi a quanti avevano riconosciuto in lui “il braccio del Signore” (52,13-52,12) e ne avevano raccolto, come “servi del Signore” anch’essi (54,17), l’eredità di perdono e di pace. Ora il servo, costituito “testimone fra i popoli”, realizza le “misericordie promesse a Davide” (così letteralmente), affinché tutte le nazioni entrino nel Regno nuovo ed eterno della misericordia e della pace di Dio. Israele, chiamato a dissetarsi e saziarsi di questa vita donata, potrà finalmente realizzare il suo compito di chiamare, a sua volta, tutte le genti perché vengano e riconoscano non la grandezza e la potenza sue, ma, nel popolo amato, la gloria, la santità, la provvidenza misericordiosa di Dio creatore e salvatore di tutti.