Collatio 4-3-2020

Isaia 56,9-57,2

Voi tutte, bestie dei campi, venite a mangiare;
voi tutte, bestie della foresta, venite.

I suoi guardiani sono tutti ciechi,
non capiscono nulla.
Sono tutti cani muti,
incapaci di abbaiare;
sonnecchiano accovacciati,
amano appisolarsi.

Ma questi cani avidi,
che non sanno saziarsi,
sono i pastori che non capiscono nulla.
Ognuno segue la sua via,
ognuno bada al proprio interesse, senza eccezione.

«Venite, io prenderò del vino
e ci ubriacheremo di bevande inebrianti.
Domani sarà come oggi,
e molto più ancora».

Perisce il giusto, nessuno ci bada.
I pii sono tolti di mezzo, nessuno ci fa caso.
Il giusto è tolto di mezzo a causa del male.

Egli entra nella pace:
riposa sul suo giaciglio
chi cammina per la via diritta.

Il cambio di tono è improvviso. Alla promessa di una casa accogliente, dove il Signore raduna e continua a radunare incessantemente non solo Israele, ma tutti i giusti dei popoli, si contrappone l’invito pieno di amarezza a tutte le bestie di venire a divorare ciò che resta di un popolo senza protezione e senza guide. Coloro che dovrebbero vegliare sulla sicurezza di Israele non sono in grado di vedere e di comprendere di cosa c’è bisogno, quali pericoli sventare, ma rimangono assopiti, inermi e privi di energia, incapaci di prendersi cura, intenti solamente ai propri interessi e a sfruttare a proprio vantaggio ogni cosa. Mentre Dio instancabilmente continua a radunare, con il suo invito a venire a Lui, a vivere secondo giustizia, a trovare gioia nel suo bene, c’è un’altra opera, anzi una ostinata noncuranza, un menefreghismo egoista e accecato che disperde, che espone tutti alla devastazione e alla disgregazione, un lasciarsi andare alla disperata ricerca del proprio benessere passeggero. In fondo è proprio qui, in questa sottile disperazione che c’è la contraddizione della speranza della parola profetica; il capitolo era cominciato con un invito a praticare la giustizia in nome di un futuro di salvezza che sta per irrompere, ma lo sguardo senza speranza dei capi ne è la negazione: “Domani sarà come oggi, e molto più ancora”. Non c’è nessuna apertura ad un nuovo promesso, al futuro di Dio; è in questo oscuro ripiegamento che sta la radice avvelenata di un’ingiustizia e di una violenza che prendono la forma dell’inerzia, del sonno, e che hanno infine, ancora una volta, come vittima il giusto (cfr. Sap 2,1-20!), nell’indifferenza generale: “Perisce il giusto, nessuno ci bada. I pii sono tolti di mezzo, nessuno ci fa caso”. Eppure in quella morte innocente, come per il servo (cap 53!), c’è una sorte nascosta di pace e di riposo (cfr. Sap 3,1-9) che solo il Signore custodisce per “chi cammina per la via retta”.