Collatio 11-3-2020

Isaia 59,16-21

Egli ha visto che non c’era nessuno,
si è meravigliato perché nessuno intercedeva.
Ma lo ha soccorso il suo braccio,
la sua giustizia lo ha sostenuto.

Egli si è rivestito di giustizia come di una corazza,
e sul suo capo ha posto l’elmo della salvezza.
Ha indossato le vesti della vendetta,
si è avvolto di zelo come di un manto.

Egli ricompenserà secondo le opere:
sdegno ai suoi avversari,
vergogna ai suoi nemici;
alle isole darà la ricompensa.

In occidente temeranno il nome del Signore
e in oriente la sua gloria,
perché egli verrà come un fiume impetuoso,
sospinto dal vento del Signore.

Un redentore verrà per Sion,
per quelli di Giacobbe convertiti dall’apostasia.
Oracolo del Signore.
«Quanto a me – dice il Signore – ecco la mia alleanza con loro: il mio spirito che è sopra di te e le parole che ho posto nella tua bocca non si allontaneranno dalla tua bocca né dalla bocca dei tuoi discendenti né dalla bocca dei discendenti dei tuoi discendenti – dice il Signore – ora e sempre».

Lo sguardo di Dio su di un popolo in cui la giustizia è del tutto scomparsa, e dove anzi “chi evita il male viene spogliato” è un “male ai suoi occhi”, un dolore che in qualche modo lo raggiunge e lo muove. La condizione di questa umanità corrotta è così dilagante e “pandemica” che riguarda tutti, senza eccezioni; sembra di sentire il Salmo: “Il Signore dal cielo si china sugli uomini per vedere se esista un saggio: se c’è uno che cerchi Dio.Tutti hanno traviato, sono tutti corrotti; più nessuno fa il bene, neppure uno” (Sal 14,2-3). Questa totale assenza di una umanità secondo giustizia significa anche la mancanza di chi possa stare, innocente, davanti a Dio, per essere mediatore di perdono con la sua intercessione, come fece Mosè in occasione della prima grande apostasia di Israele con il vitello d’oro (Es 32!). Nel Secondo Isaia la figura del servo del Signore aveva potuto assumere, con la sua sofferenza mite e innocente fino alla morte, il ruolo di mediatore e intercessore (proprio così si concludeva l’ultimo canto in 53,12: “egli portava il peccato di molti e intercedeva per i colpevoli”). Ma ora davvero sembra che nessuno possa “stare dalla parte di Dio”, essere a servizio della sua opera di salvezza a favore del popolo e dell’umanità; Dio stesso deve prendere l’iniziativa e stabilire, con la sola forza del suo braccio, quella giustizia che era stata chiesta al popolo (così era cominciato il Terzo Isaia in 56,1: “Osservate il diritto e praticate la giustizia, perché la mia salvezza sta per venire, la mia giustizia sta per rivelarsi!”), ma che non è stato in grado di perseguire. Lo abbiamo visto in tutto il capitolo: la condizione di peccato è così radicale che solo un intervento di Dio, senza l’aiuto di alcun “servo fedele”, può cambiare la situazione: “lo ha soccorso il suo braccio, la sua giustizia lo ha sostenuto” (cfr. più avanti 63,5!). C’è dunque una grande offensiva alla quale il Signore stesso si prepara e che solo lui può condurre a vittoria contro il male dilagante nei cuori e nel mondo: “Egli si è rivestito di giustizia come di una corazza, e sul suo capo ha posto l’elmo della salvezza. Ha indossato le vesti della vendetta, si è avvolto di zelo come di un manto”. È un’opera imminente che sta per compiersi, che ristabilirà la giustizia, e realizzerà ciò che gli uomini attendono ma non sono in grado di realizzare. “Egli verrà come un fiume impetuoso, sospinto dal vento del Signore”: nessun “solco scavato” fra noi e lui potrà resistere, egli verrà e riempirà della sua giustizia il mondo, come aveva profetato Isaia stesso: “Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno in tutto il mio santo monte, perché la conoscenza del Signore riempirà la terra come le acque ricoprono il mare” (Is 11,9). Alla sua venuta la salvezza non sarà un esibire la nostra giustizia, ma un “convertirsi dall’apostasia”, rivolgersi a Lui nostro redentore. Lui solo (“quanto a me!”) può rinnovare l’alleanza, perché Lui solo è fedele al patto con il suo popolo e con tutta l’umanità, continuando a donare sempre nuovamente il suo Spirito di vita e di rigenerazione e la sua parola di verità e di giustizia ad ogni generazione che riconosce il suo peccato, che si pente, e che torna a Lui. Non si tratta quindi di “imbracciare le armi” in una battaglia che solo Lui può compiere, ma di lasciarsi raggiungere, spogliare, purificare docilmente, dalla sua irresistibile opera di santificazione. In Gesù riceviamo il dono tutto sovrannaturale della grazia e del perdono di Dio che ci strappa dal peccato e ci rigenera a vita nuova, e allo stesso tempo nella sua umanità innocente e offerta presentiamo a Dio il servo fedele che intercede per noi (Rm 8,34; 1Gv 2,1-2; Eb 7,25), “l’unico mediatore tra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti” (1Tm2,5).