Collatio 22-04-2020

Atti 2,1-13

Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano.

Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.
Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frìgia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio». Tutti erano stupefatti e perplessi, e si chiedevano l’un l’altro: «Che cosa significa questo?». Altri invece li deridevano e dicevano: «Si sono ubriacati di vino dolce».

Ed ecco il giorno del dono promesso: una effusione dello Spirito che trasforma i discepoli impauriti in testimoni ardenti del Risorto. Secondo la narrazione di Luca lo sfondo liturgico di questo nuovo inizio, di questa “nascita della chiesa” (parallelo in molti particolari alla nascita di Gesù: cfr. Lc 1,26ss) è la festa giudaica di Pentecoste (cinquanta giorni dopo Pasqua, detta anche “festa delle settimane” perché collocata, appunto, dopo “sette settimane”), originariamente festa del raccolto (alla fine della mietitura del grano e dell’orzo), poi trasformata in celebrazione della storia di salvezza, come festa delle alleanze con Noè, con Abramo e, soprattutto, con il popolo liberato dall’Egitto, sul Sinai, attraverso il dono della Legge, e in attesa, secondo la parola profetica, di quell’ “alleanza nuova” che avrebbe scritto la Legge di Dio finalmente nei cuori (Ger 31,31-34), anzi avrebbe creato un cuore nuovo attraverso il dono di uno spirito nuovo (Ez 11,19), lo Spirito stesso di Dio (Ez 36,24-28). Quello che secondo Luca avviene al gruppo dei discepoli, riuniti insieme con gli apostoli e Maria nella perseverante e orante attesa dello Spirito, è descritto come la celebrazione di una nuova alleanza, come sul Sinai: tuono, vento, fuoco! Tutto avviene “all’improvviso dal cielo”: quel che accade è un dono di Dio, non è il risultato del loro sforzo o dei loro meriti; un dono che però i discepoli hanno preparato e accolto nella comunione e nella preghiera. Un vento impetuoso, irresistibile, che riempie ogni cosa. Il soffio di Dio, che apre le porte chiuse, che sospinge fuori, verso tutti. Un fuoco unico che arde su ognuno, che fa di loro una unità nuova, a partire dall’essere ciascuno riempito, illuminato, trasformato: “furono ricolmati di Spirito Santo”. Una lingua che si moltiplica e si rinnova, che parla a tutti, che vince la vana pretesa di Babilonia di una lingua unica per capirsi omologando tutti (non è anche per noi tante volte la soluzione che vorremmo?) per conquistare il cielo, e che invece dal cielo viene a noi come dono che fa vivere e armonizza le diversità, le lingue, le culture, i popoli, senza uniformarli. Lì a Gerusalemme, in occasione della festa, ci sono Giudei provenienti da ogni parte del mondo: e tutti finalmente si sentono a casa! La parola che è loro rivolta li accoglie così come sono, ciascuno secondo “la lingua nella quale è nato” (letteralmente). Ancora non si dice quasi nulla sul contenuto… si dice semplicemente che essi li udivano “parlare delle grandi opere di Dio”: è un grande canto di lode alle meraviglie di Dio, alla sua fedeltà, alla sua salvezza, da parte di chi sperimenta la pienezza di una consolazione che riempie e trabocca. Sono cuori ricolmati dello Spirito, che effondono la loro commozione grata, meravigliata, la loro gioia incontenibile, e così tutti coloro che ascoltano comprendono, sono toccati direttamente, oltre ogni mediazione linguistica, nel profondo della loro anima, sentono che tutta la propria storia qui finalmente si raccoglie, è misteriosamente riconosciuta e trova senso. Ecco il tocco dello Spirito! Ma non c’è alcun automatismo: c’è chi si interroga e desidera comprendere ed entrare in questo dono di meraviglia, e c’è chi vuole tornare alla vecchia, noiosa, ma rassicurante comprensione di sé e del mondo, con l’unico antico impaurito disinnesco della novità seminata da Dio nella storia che è sempre la derisione beffarda.