Collatio 23-04-2020

Atti 2,14-21

Allora Pietro con gli Undici si alzò in piedi e a voce alta parlò a loro così: «Uomini di Giudea, e voi tutti abitanti di Gerusalemme, vi sia noto questo e fate attenzione alle mie parole. Questi uomini non sono ubriachi, come voi supponete: sono infatti le nove del mattino; accade invece quello che fu detto per mezzo del profeta Gioele:

Avverrà: negli ultimi giorni – dice Dio –
su tutti effonderò il mio Spirito; i vostri figli e le vostre figlie profeteranno, i vostri giovani avranno visioni e i vostri anziani faranno sogni.

E anche sui miei servi e sulle mie serve in quei giorni effonderò il mio Spirito
ed essi profeteranno.

Farò prodigi lassù nel cielo e segni quaggiù sulla terra, sangue, fuoco e nuvole di fumo.

Il sole si muterà in tenebra e la luna in sangue, prima che giunga il giorno del Signore, giorno grande e glorioso.

E avverrà: chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato».

Ecco, per la seconda volta dall’inizio del libro, Pietro prende autorevolmente al parola, e questa volta in quello che sarà il primo grande annuncio pasquale, il primo “kerigma” della chiesa nascente. Eppure anche questa volta la sua non la “prima” parola. Come nella perseverante attesa degli apostoli, dei discepoli, delle donne, di Maria e dei fratelli di Gesù, descritta nel capitolo precedente, la parola di Pietro era giunta a dare voce, unità e orientamento alla preghiera unanime della comunità riunita, che sentiva di dover fare i conti con la ferita del tradimento e della morte di Giuda, così ora Pietro per prima cosa non getta il suo annuncio di Gesù morto e risorto (cioè il “kerigma”) in uno spazio vuoto, senza contesto. Inizialmente non fa nessun cenno neppure di Gesù! La sua è prima di tutto la conferma di quell’esperienza di comunicazione primaria, fondamentale, che è l’azione profetica di una comunità invasa dallo Spirito, che canta “le grandi opere di Dio”. Certo l’intervento di Pietro, “in solido” con gli altri apostoli, è rivestita di autorità. Ma è il modo con cui il collegio degli apostoli garantisce la continuità di questa azione profetica della comunità con l’esperienza fondante di Gesù, di cui sono stati, per intero, discepoli e testimoni oculari (cfr. 1,21-22; Lc 1,2!). Pietro, insieme agli undici, loro che sono stati scelti da Gesù “per mezzo dello Spirito Santo” (cfr. 1,2!), sono lì proprio per questo: confermare che quel che sta avvenendo non è un inganno, un’autosuggestione di gruppo, gli effetti di una sbornia, ma appunto quel “battesimo nello Spirito Santo” che è “la promessa del Padre” (1,4-5), e di cui Pietro e gli Undici, insieme, sanno riconoscere i segni. Dunque quello di Pietro non è in effetti il primo annuncio! Il primo annuncio è la stessa comunità trasformata dallo Spirito che profetizza! Ed è infatti di questo che, per prima cosa, Pietro parla con autorità, mostrando il compimento della parola del profeta Gioele: una comunità intera su cui è effuso lo Spirito e che diventa profetica; uomini e donne, giovani e vecchi! Così aveva detto anche il profeta Geremia, a proposito della nuova alleanza: “Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore -, nei quali con la casa d’Israele e con la casa di Giuda concluderò un’alleanza nuova. Non sarà come l’alleanza che ho concluso con i loro padri, quando li presi per mano per farli uscire dalla terra d’Egitto, alleanza che essi hanno infranto, benché io fossi loro Signore. Oracolo del Signore. Questa sarà l’alleanza che concluderò con la casa d’Israele dopo quei giorni – oracolo del Signore -: porrò la mia legge dentro di loro, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. Non dovranno più istruirsi l’un l’altro, dicendo: “Conoscete il Signore”, perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande – oracolo del Signore -, poiché io perdonerò la loro iniquità e non ricorderò più il loro peccato” (Ger 31,31-34). Ecco dunque le caratteristiche dell’alleanza nuova, secondo il dono dello Spirito di Dio nei cuori: “non dovranno più istruirsi l’un l’altro… perché tutti mi riconosceranno, dal più piccolo al più grande”! È quello che Pietro insieme agli Undici riconosce: non la parola illuminante di un leader che gli altri devono seguire, ma la conoscenza e la profezia di tutto il popolo di Dio che chi è costituito in autorità deve discernere, riconoscere e sostenere senza gelosia (ricordate l’episodio in cui Giosuè vuole che Mosè impedisca ai “disobbedienti” di profetizzare, e Mosè gli risponde: “Sei tu geloso per me? Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore porre su di loro il suo spirito!” Nm 11,29; cfr. anche Lc 9,49-56!). Ecco dunque la meraviglia della nuova alleanza e del dono dello Spirito: tutti sono profeti! Il tuono, il vento e il fuoco dell’esperienza incontenibile della Pentecoste non è, per la comunità dei discepoli, il presagio della catastrofe, ma l’anticipo del giorno grande della salvezza, in cui si manifesterà (l’italiano traduce “glorioso”) la fine di un sistema vecchio, e la trasformazione definitiva del mondo, per chiunque “invocherà il nome del Signore”. Certo quell’ “inizio della fine”, che è già ora, sembra davvero mandare in pezzi tutto, ma quanti sono mossi dallo Spirito sanno, proprio in quel momento, profetizzare, sanno vedere e sognare il futuro attraverso le crepe di un mondo che scricchiola: sono giovani che portano la forza luminosa della loro visione e anziani che, guardando gli occhi e le speranze dei giovani, non si ripiegano su di sé, ma sanno ancora sognare.