Collatio 6-6-2020

Atti 13,1-12

C’erano nella Chiesa di Antiòchia profeti e maestri: Bàrnaba, Simeone detto Niger, Lucio di Cirene, Manaèn, compagno d’infanzia di Erode il tetrarca, e Saulo. Mentre essi stavano celebrando il culto del Signore e digiunando, lo Spirito Santo disse: «Riservate per me Bàrnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati». Allora, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani e li congedarono.

Essi dunque, inviati dallo Spirito Santo, scesero a Selèucia e di qui salparono per Cipro. Giunti a Salamina, cominciarono ad annunciare la parola di Dio nelle sinagoghe dei Giudei, avendo con sé anche Giovanni come aiutante. Attraversata tutta l’isola fino a Pafo, vi trovarono un tale, mago e falso profeta giudeo, di nome Bar-Iesus, al seguito del proconsole Sergio Paolo, uomo saggio, che aveva fatto chiamare a sé Bàrnaba e Saulo e desiderava ascoltare la parola di Dio. Ma Elimas, il mago – ciò infatti significa il suo nome –, faceva loro opposizione, cercando di distogliere il proconsole dalla fede. Allora Saulo, detto anche Paolo, colmato di Spirito Santo, fissò gli occhi su di lui e disse: «Uomo pieno di ogni frode e di ogni malizia, figlio del diavolo, nemico di ogni giustizia, quando cesserai di sconvolgere le vie diritte del Signore? Ed ecco, dunque, la mano del Signore è sopra di te: sarai cieco e per un certo tempo non vedrai il sole». Di colpo piombarono su di lui oscurità e tenebra, e brancolando cercava chi lo guidasse per mano. Quando vide l’accaduto, il proconsole credette, colpito dall’insegnamento del Signore.

La comunità di Antiochia, grazie soprattutto all’opera di Barnaba e Saulo, è maturata e può dirsi ormai una “Chiesa”, con la presenza di persone in grado di dare a loro volta incoraggiamento ed esortazione (profeti), come anche insegnamento e approfondimento biblico (maestri), per la vita di fede dei cristiani. Il gruppo che guida la comunità è molto vario, specchio di una società multietnica, e oltre a Barnaba e Saulo ci sono altri personaggi di spicco, in grado di assumersi responsabilità: un ebreo di pelle nera con un soprannome latino (Simeone detto Niger), un nordafricano con un nome ellenistico a metà tra il greco e il latino (Lucio di Cirene) e un “fratello di latte” di Erode Antipa (Manaèn). La preghiera è il luogo nel quale non solo queste diversità trovano la loro armonia, ma anche soffia lo Spirito che spinge fuori, per condividere con altri il dono ricevuto. Quel vangelo di Gesù che ha liberato e rinnovato la loro vita, può ora, attraverso loro, raggiungere tanti altri, prima di tutto proprio attraverso Barnaba e Saulo, che non sono considerati dalla comunità una loro “proprietà”, ma uno strumento di bene attraverso il quale anche altri possono conoscere la luce e la gioia del Vangelo. La preghiera e il digiuno diventano dunque per la comunità il modo per accogliere con più ampiezza e intensità l’invito dello Spirito e affidare Barnaba e Saulo all’opera alla quale sono chiamati (interessante notare che sono i fratelli a imporre la mani sugli apostoli e inviarli… è questo concretamente il modo con cui lo Spirito invia!). Il viaggio non è a caso: Barnaba e Saulo, accompagnati da Giovanni, si dirigono al porto di Seleucia, a 25 km da Antiochia, per salpare e raggiungere Cipro dove hanno contatti e conoscenze (Barnaba è “un levita originario di Cipro”, cfr. 4,36!), e dove immaginano ci possano essere molte persone interessate al Vangelo. E predicano con un metodo ben preciso: cominciando dalle sinagoghe, dove i giudei si riuniscono e leggono le Scritture, cioè dai luoghi più predisposti a intendere ed accogliere la loro predicazione di Gesù il Messia. In questo modo da Salamina, la città più a est di Cipro, di fronte a Seleucia, attraversano tutta l’isola fino all’estremità più a ovest, nella città di Pafo, dove li attende il proconsole Sergio Paolo, “uomo saggio” (Luca descrive spesso i romani in modo positivo, come persone aperte e oneste), interessato ad ascoltare da loro la Parola di Dio. E qui c’è anche la presenza di una opposizione, che come sempre accompagna la predicazione del Vangelo. Questa volta è impersonata da un certo Bar-Iesus , un “mago e falso profeta giudeo”, che fa di tutto per non perdere il suo ruolo e mestiere di “profeta di corte”, tentando di ostacolare e delegittimare le parole di Barnaba e Saulo. E qui succede qualcosa che rappresenta una piccola-grande svolta nel viaggio missionario: Saulo prende la parola, e in questo stesso momento Luca comincerà a chiamarlo Paolo fino alla fine degli Atti. Con le parole autorevoli rivolte a questo mago (come aveva fatto Pietro con un altro mago, Simone, in 8,18-24) e il segno della cecità, di fatto Saulo diventa Paolo, e gli equilibri all’interno del gruppo dei missionari cambia: non si dirà più “Barnaba e Saulo”, ma “Paolo e Barnaba”; da questo momento è Paolo a diventare il punto di riferimento della missione, come anche il protagonista principale del racconto fino alla fine degli Atti. Ed è anche interessante come questo scontro con il mago Elimas (altro nome di Bar-Iesus) ha lo stesso esito di ciò che era capitato a Paolo sulla via di Damasco, al momento della sua traumatica vocazione. Per questo motivo non dobbiamo pensare che l’intervento di Paolo nei confronti del mago sia “punitivo”: sa leggere così lucidamente il cuore di Elimas, perché conosce bene quella opposizione alla predicazione del Vangelo (anche se quelli di Paolo erano motivi ben più nobili!) e per questo gli comunica la sua stessa esperienza di guarigione, che passa, lui lo sa bene, attraverso il buio della cecità: “la mano del Signore è sopra di te: sarai cieco e per un certo tempo non vedrai il sole”. Non sappiamo se Elimas ha colto l’occasione. Però è suggestivo leggere di lui che “brancolando cercava chi lo guidasse per mano”, come era stato per Paolo, che da quella umiliazione aveva saputo pian piano lasciarsi condurre ad una vita nuova. Il proconsole crede, “colpito dall’insegnamento del Signore”: un insegnamento così efficace, perché comunicazione “corporea” dell’esperienza dolorosa e trasformante della grazia, scritta nella carne di Paolo.