Collatio 8-7-2020

Atti 19,1-10

Mentre Apollo era a Corinto, Paolo, attraversate le regioni dell’altopiano, scese a Èfeso. Qui trovò alcuni discepoli e disse loro: «Avete ricevuto lo Spirito Santo quando siete venuti alla fede?».

Gli risposero: «Non abbiamo nemmeno sentito dire che esista uno Spirito Santo». Ed egli disse: «Quale battesimo avete ricevuto?». «Il battesimo di Giovanni», risposero. Disse allora Paolo: «Giovanni battezzò con un battesimo di conversione, dicendo al popolo di credere in colui che sarebbe venuto dopo di lui, cioè in Gesù». Udito questo, si fecero battezzare nel nome del Signore Gesù e, non appena Paolo ebbe imposto loro le mani, discese su di loro lo Spirito Santo e si misero a parlare in lingue e a profetare. Erano in tutto circa dodici uomini.
Entrato poi nella sinagoga, vi poté parlare liberamente per tre mesi, discutendo e cercando di persuadere gli ascoltatori di ciò che riguarda il regno di Dio. Ma, poiché alcuni si ostinavano e si rifiutavano di credere, dicendo male in pubblico di questa Via, si allontanò da loro, separò i discepoli e continuò a discutere ogni giorno nella scuola di Tiranno. Questo durò per due anni, e così tutti gli abitanti della provincia d’Asia, Giudei e Greci, poterono ascoltare la parola del Signore.

Lasciamo Apollo a Corinto, e ci spostiamo su Paolo, che sta proseguendo il suo terzo viaggio: passando per le comunità da lui fondate sull’altipiano della Galazia e della Frigia (qui per esempio c’è Colossi, cui è indirizzata una sua lettera) fa ritorno, come aveva promesso, ad Efeso, e qui incontra alcuni discepoli, cui pone una domanda semplice e illuminante: “avete ricevuto lo Spirito Santo quando avete creduto?”. Il punto è questo: la fede ha aperto in noi un’esperienza nuova, quella gioia nel credere che è il dono di un altro Spirito, di un amore e un perdono ricevuto che cambia il cuore, perché è la presenza stessa di Dio in noi? Noi sapremmo rispondere a Paolo? Questi discepoli hanno creduto in Gesù, ma non hanno mai sentito parlare di Spirito Santo. La loro conoscenza di Gesù è quella data loro dal Battista: immersi nel suo battesimo, il loro discepolato è un cammino di conversione a Dio e alla sua giustizia, sulle orme di Giovanni. Quello che manca loro è l’immersione in Gesù salvatore, mediatore del dono dello Spirito. Dopo il battesimo e l’imposizione delle mani di Paolo, ecco una nuova effusione dello Spirito trasforma questi dodici uomini in profeti animati dallo Spirito di Dio. Luca ci tiene a suggerire la contemporaneità dell’opera di Apollo a Corinto e di Paolo qui a Efeso: là Apollo sta aiutando i cristiani a radicare la loro fede semplice e piena di gioia e di Spirito Santo nella conoscenza delle Scritture e qui Paolo sta aprendo questi uomini, che come Apollo conoscevano solo il battesimo di Giovanni, ed erano quindi impegnati nel faticoso cammino di ascolto della Parola e di conversione personale, al dono dello Spirito, che è gioia e amore. Alla nostra fede manca l’entusiasmo grato di chi è mosso dallo Spirito, o la profondità e saldezza della conoscenza delle Scritture e di un vero cammino di conversione? A volte sembra che manchino un po’ entrambe le cose…! Ma è bello qui vedere come i ministeri si diversificano e si intrecciano per l’edificazione comune: Paolo annunciatore instancabile e travolgente della grazia in Gesù, Priscilla e Aquila attenti “tessitori” (non solo di tende!) e sostegno concreto e intelligente agli altri missionari, Apollo “irrigatore” delle Scritture per una fede più consapevole. Paolo anche qui ad Efeso parla liberamente per tre mesi nella sinagoga, ma a un certo punto l’indurimento e il rifiuto della “Via” (così era stato chiamato il movimento messianico di Gesù, cioè la Chiesa, fin da At 9,2) è tale che non è più possibile continuare a condividere lo stesso spazio di preghiera e di ascolto della Parola: la tensione è troppo forte e Paolo deve rassegnarsi ad allontanarsi e a “separare” i discepoli. Possiamo immaginare con quale dolore Paolo (cfr. Rm 9,1-5!) debba rinunciare alla sinagoga e trovare un altro luogo (la scuola di Tiranno, forse un retore che subaffittava a Paolo i locali dove insegnava), dove trovarsi con i discepoli. Il tempo della sua permanenza ad Efeso è lunga: due anni nei quali questo luogo “laico” e inizialmente di ripiego diventa invece cassa di risonanza della Parola del Signore per tutti gli abitanti della regione, sia Giudei che Greci. Il vangelo espulso dagli “spazi religiosi”, incompreso e marginalizzato, può risuonare fuori con tutto il suo vigore e si diffonde come parola buona di Dio rivolta a tutti gli uomini.