Collatio 3-8-2020

Atti 26,12-18

«In tali circostanze, mentre stavo andando a Damasco con il potere e l’autorizzazione dei capi dei sacerdoti, verso mezzogiorno vidi sulla strada, o re, una luce dal cielo, più splendente del sole, che avvolse me e i miei compagni di viaggio.

Tutti cademmo a terra e io udii una voce che mi diceva in lingua ebraica: “Saulo, Saulo, perché mi perséguiti? È duro per te rivoltarti contro il pungolo”. E io dissi: “Chi sei, o Signore?”. E il Signore rispose: “Io sono Gesù, che tu perséguiti. Ma ora àlzati e sta’ in piedi; io ti sono apparso infatti per costituirti ministro e testimone di quelle cose che hai visto di me e di quelle per cui ti apparirò. Ti libererò dal popolo e dalle nazioni, a cui ti mando per aprire i loro occhi, perché si convertano dalle tenebre alla luce e dal potere di Satana a Dio, e ottengano il perdono dei peccati e l’eredità, in mezzo a coloro che sono stati santificati per la fede in me”».

La difesa di Paolo è al suo punto decisivo. Al cuore del suo discorso davanti al re Agrippa e ai nobili convitati c’è il nodo cruciale della sua vita: l’incontro con Gesù risorto. Nel suo racconto, filtrato da una memoria che durante la lunga prigionia si è fatta sempre più decantata ed essenziale, è scomparso anche il riferimento ad Anania: tutto lo spazio è occupato dalla persona di Gesù, dalla sua luce abbagliante più del sole di mezzogiorno, dalla sua voce potente “come il fragore di grandi acque” (Ez 1,23; Ap 1,15…), in un’esperienza che si è imposta, senza chiedere il permesso, ha travolto come fuoco ardente tutta la sua coscienza, la sua storia, la sua attesa, la sua esistenza. Anzi, quello stesso furore con cui ha perseguitato Gesù nei discepoli, ora lo comprende, non è stato altro che il vano tentativo di ribellarsi alla signoria irresistibile di Gesù sulla sua vita, come il bue che vorrebbe ribellarsi al pungolo del suo padrone. Di questo Paolo è costituito testimone, da Gesù stesso, davanti a tutti: che la sua vita è stata afferrata dal Signore. Ora Paolo vede, e in modo sempre più nitido e radicale, che a nulla vale tutto il resto. Ed è a questa luce che chiama tutti, con l’annuncio di un vangelo che è sempre più intrecciato con la sua stessa biografia: la storia di Gesù è un tutt’uno con la sua storia! Paolo è inviato ad “aprire gli occhi” di tutti coloro che incontra, lasciandosi coinvolgere nella sollecitudine di Dio per gli uomini, perché, liberati dal potere di Satana, si convertano e trovino in Gesù il perdono dei peccati e l’eredità promessa. È così che siamo anche noi “santificati”, cioè strappati dall’inganno della nostra autosufficienza: per la fede in Gesù! quando finalmente la smettiamo di giustificarci, di costruire la nostra presentabilità, e indifesi accogliamo il dono del suo amore, è allora che si squarciano le tenebre di un mondo chiuso in se stesso e ci apriamo al volto di Colui che tutto attira a sé, quel volto che è divenuto la trama profonda e indelebile della vita di Paolo, come di tutti i testimoni di Gesù.